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Physalis alkekengi: identificazione, proprietà, controindicazioni, coltivazione, raccolta e conservazione

La Physalis alkekengi L. nota semplicemente come alchechengi o alchechengio è una pianta medicinale da frutto, appartenente alla famiglia delle Solanaceae, la stessa di pomodori, patate, peperoni e melanzane. Con questi ortaggi possiede in comune la presenza di una sostanza velenosa, la solanina, concentrata in quantità tossiche su tutta la pianta, in particolare nel rizoma, in tracce nel frutto. Se ne sconsiglia pertanto l’ingestione di più di 30 frutti al giorno. La pianta è molto diffusa in Asia, Europa e regioni mediterranee, in aree aride, terreni secchi, presso vigneti, fino a 1500 m d’altitudine. Il nome alchechengi deriva dalla parola araba latinizzata “al-kakang” che significa lanterna cinese a rimarcare il curioso aspetto a forma di lanterna dei tipici calici rossi che avvolgono il piccolo frutto arancione tondeggiante; anche il nome del genere, Physalis, che deriva dal verbo greco phusao e significa “gonfiare“, sottolinea l’aspetto del calice fiorale, dapprima piccolo e verde, più tardi, a mano a mano che il frutto matura, di colore rosso vivo e rigonfio come un palloncino di carta. Possiamo acquistare i frutti di alchechengi presso i negozi di prodotti bio o esotici, sia freschi che essiccati, o presso i supermercati più forniti. È possibile anche coltivare l’alchechengi con successo o raccoglierne le bacche da piante che crescono allo stato spontaneo.

Identificazione

Prima di incamminarci alla ricerca delle piante spontanee di alchechengi poniamo particolare attenzione a quelli che sono i suoi principali caratteri botanici. Questa specie può essere confusa con la belladonna, altra solanacea fortemente tossica, i cui frutti, una volta giunti a maturazione, sono tuttavia neri. La Physalis alkekengi L. è una erbacea perenne, alta dai 20 ai 60 cm, con fusto eretto, semplice o ramificato, angoloso, leggermente vellutato. Presenta foglie glabre, appaiate, picciolate, ovali appuntite, a bordi ondulati. I fiori, biancastri, sbocciano in maggio-ottobre e sono isolati, penduli, dotati di un piccolo calice villoso (questo rigonfierà più tardi insieme alla maturazione del frutto). Il frutto è una bacca rosso-arancione vivo, carnosa, liscia, a 2 logge, con numerosi semi, dal sapore acidulo, racchiusa dal calice che si è sviluppato in una vescica leggera, costoluta, segnata in autunno da un reticolo scarlatto. Il rizoma (radice) è strisciante.

Proprietà

Questo frutto autunnale è un concentrato di vitamina C, ben 11 mg ogni 100 g, il doppio di quella contenuta, a parità di peso, nel limone. Gli altri costituenti dell’alchechengi sono acidi organici (citrico e malico), carotenoidi, glucidi e tracce di alcaloidi (solanina).  Già nota a Dioscoride e Galeno questa bacca è da secoli impiegata per la cura della gotta, la calcolosi e gli edemi. Tra le proprietà riconosciute all’alchechengi abbiamo quella depurativa, diuretica, emolliente, febbrifuga, rinfrescante, sedativa. Il contenuto in carotenoidi e vitamina C donano all’alchechengi un potente effetto antiossidante, utile per sostenere e rafforzare il sistema il sistema immunitario e combattere le malattie da raffreddamento.

Controindicazioni

Come già accennato, l’alchechengi non è affatto privo di controindicazioni. Consumiamone quantità limitate (non più di 30 bacche al giorno), evitando di ingerire tutte le parti aeree della pianta, compresi i calici che racchiudono il frutto, poiché tossici. L’ingestione accidentale di questi potrebbe portare a sintomi piuttosto sgradevoli come vomito, diarrea, nausea e mal di testa, che di solito scompaiono nell’arco di 1-2 giorni. Tuttavia le foglie si possono impiegare esternamente, sotto forma di impacchi per lenire le infiammazioni cutanee. L’ingestione dei frutti di alchechengi potrebbe interferire con alcuni farmaci, come i diuretici. Consultare sempre il medico di fiducia, per fugare ogni dubbio, prima di iniziare qualsiasi cura a base di alchechengi.

Coltivazione

L’alchechengi è una pianta molto rustica e resistente, dal grazioso aspetto ornamentale che può essere coltivata con successo in giardino, in piena terra, ma anche in vaso. La semina dovrà avvenire in ambiente protetto, in semenzaio o in piccoli vasetti, a fine inverno, avendo cura di mantenere il terreno sempre umido e non far scendere la temperatura sotto i 15° C . Trapiantiamo le piantine in piena terra in giardino o in un vaso più grande, appena avranno raggiunto 12-13 cm d’altezza, mantenendo una distanza di almeno 60 cm l’una dall’altra. La moltiplicazione dell’alchechengi può avvenire anche mediante divisione dei cespi in primavera. L’alchechengi desidera un terreno poco ricco di sostanza organica, ma ben drenato, con esposizione preferibilmente a mezz’ombra. D’inverno le parti aeree della pianta scompaiono, per ricacciare in primavera. Sarà buona norma pertanto proteggere i rizomi sotterranei con della spessa pacciamatura (foglie, scarti vegetali, etc.). L’alchechengi non richiede particolari concimazioni, ma come per altre solanacee una buona concimazione di fondo potrà essere utile per ottenere un raccolto di frutti più abbondante. A tale scopo poniamo sul fondo della buca, prima del trapianto, del concime organico (tipo stallatico maturo), mentre se la coltiviamo in vaso potremo agevolmente somministrare alla pianta dello stallatico pellettato. Irrigare regolarmente l’alchechengi, specie se è molto esposto al sole, evitando assolutamente i ristagni idrici. Per migliorare il drenaggio delle piante coltivate in vaso, poniamo sul fondo di questo dell’argilla espansa.

Raccolta e conservazione

Le bacche di alchechengi giungono a maturazione tra settembre e novembre. Raccogliamole avendo l’accortezza di staccare anche il calice che le avvolgono per consentirne una più lunga conservazione, lontano da fonti calore ed eccesso di umidità. Se vogliamo essiccare le bacche, occorrerà disporle in un apposito essiccatore per frutta, su di un unico strato o anche in forno a bassa temperatura (40-60 C°) per numerose ore finché le bacche non presenteranno un aspetto grinzoso. I frutti di alchechengi essiccati si conservano in vasi ben chiusi o si riducono in polvere.

 

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Anna Elisa Catanese

Dott.ssa in "Scienze e tecniche erboristiche", ma anche cantante di musica leggera e creatrice di bijoux. Scrivo di salute e benessere a 360°, sul mio blog Benessere e salute: notizie e curiosità e per il sito di Blasting news, per il quale gestisco il canale tematico Corretta alimentazione https://it.blastingnews.com/news/tag/corretta-alimentazione/