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Olanda, api-robot al posto di quelle reali a rischio

Colture intensive, uso massiccio di pesticidi, poco rispetto per la natura e per i suoi lenti processi, surriscaldamento globale. La produttività sembra essere il solo scopo di tali comportamenti da parte dell’uomo. Ma la produzione ed il profitto a tutti i costi hanno le loro conseguenze. Una di queste è la possibile scomparsa delle api.

Presso la Delft University of Technology, in Olanda, si sta lavorando per mettere a punto delle api-robot, che possano supplire al lento processo di estinzione delle loro cugine naturali. Insieme ad altri insetti, le api sono le responsabili dell’impollinazione delle piante, trasportano, cioè, il seme della parte maschile alla parte femminile dell’apparato riproduttivo delle piante. Consentono in questo modo la riproduzione delle piante. Si calcola che nei Paesi Bassi le api siano da sole responsabili dell’80% del processo di impollinazione.

Per questo i ricercatori sono molto preoccupati della loro possibile estinzione. Una scomparsa di questi insetti dal panorama del globo terrestre, significherebbe la perdita, se non totale, almeno di gran parte del raccolto, di ogni tipo di coltura.

In altri termini, lo sconvolgimento dell’ecosistema, dovuto al dileguarsi delle api, porterebbe alla fine di gran parte del processo produttivo agricolo.

Proprio per scongiurare tale scenario preoccupante, il team di ricerca si è dedicato allo studio di un surrogato, che potrebbe arrivare a supplire l’assenza degli insetti. Per ora è stato costruito un drone che, per volare, non utilizza pale simili a quelle di un elicottero, ma replica il battito delle ali delle api.

Il prototipo ha, per ora, una dimensione 55 volte maggiore di un normale insetto, con un’apertura alare di 33 centimetri ed un peso di 29 grammi. Può raggiungere la velocità di 24 chilometri orari con le ali che battono 17 volte al secondo. La batteria in dotazione, inoltre, assicura solo un’autonomia di sei minuti.

La prossimo sfida è quella di rendere più piccolo il prototipo, fino a farlo diventare uguale alle dimensione dell’ape naturale, senza perdere in resistenza, un altro punto debole dell’ape-robot.

Un ulteriore problema da affrontare da parte del team di ricercatori sarà quello del profondo affinamento dei sensori di cui sono dotati i prototipi. Le sperimentazioni hanno dato luogo a diverse collisioni tra robot, oltre al mancato aggiramento di alcuni ostacoli frapposti tra fiore e fiore. L’impiego futuro delle api avverrà comunque in serre. Si tratta di una tecnologia al servizio, per ora, delle colture di tipo industriale, non utilizzata per il salvataggio delle piante allo stato naturale.

Può darsi che, in futuro, tale tecnologia verrà impiegata anche nell’ambiente naturale, dando luogo a panorami fantascientifici, nel frattempo, forse, sarà meglio provare a fare del nostro meglio per salvare le api.

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Marco Rota

Laureato in Sociologia con una tesi sperimentale in metodologia delle scienze sociali, ha lavorato come editor ed articolista per blog, riviste, giornali online. Ha pubblicato un libro di racconti distribuito da Feltrinelli. Ha una passione per i video ed il reportage video, oltre che per la fotografia. Legge, cerca sempre di essere "sul pezzo" anche se a volte la realtà può sembrare multiforme e sfaccettata, sempre più complessa di quello che appare. Ama Lisbona, per la sua carica vitale e multiforme, avamposto di meticciato polifonico culturale.