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North Sentinel Island: l’isola misteriosa nella quale è proibito addentrarsi

In questi giorni è apparsa su tutti i giornali la notizia del missionario americano ucciso a suon di frecce dagli indigeni nell’Isola di North Sentinel, nel Golfo del Bengala.

L’uomo voleva assolutamente contattare la tribù per portare il cristianesimo nell’isola, ignorando forse che si tratta di uno dei luoghi più difficili da esplorare. Prima di lui,nel 2006  due pescatori coinvolti in attività illegali furono portati dalla corrente nei pressi dell’Isola e uccisi dalla tribù – che respinse pure l’elicottero della Guardia Costiera giunto per recuperare i corpi.

L’avvenimento del missionario ha destato scalpore e curiosità in un mare di opinioni contrastanti: vediamo più precisamente la storia di quest’isola così incontaminata e misteriosa e perché i suoi abitanti sono inavvicinabili.

Considerata uno dei luoghi più pericolosi al mondo, l’Isola di North Sentinel si trova nell’Oceano Pacifico, più precisamente nel Golfo del Bengala, e fa parte dell’arcipelago delle Isole Andamane in India.

Gli abitanti, i Sentinelesi, sono una tribù indigena ancora incontaminata che conduce una vita in totale isolamento dal resto della civiltà, rifiutando in maniera ostile e violenta ogni tipo di contatto e aiuto esterno. Di indole aggressiva verso i visitatori, non esitano a colpire con lance e frecce mortali chiunque cerchi di avvicinarsi al loro territorio e invadere il loro spazio.

Tentativi di contatto e approccio con l’Isola

Già dal XIII secolo si hanno notizie di questo arcipelago: Marco Polo nelle descrizioni dei suoi viaggi racconta di abitanti crudeli e selvaggi, “cinocefali” dal volto canino.

Nel 1771 fu rilevata la presenza di vita nell’isola da parte di una nave della Compagnia delle Indie Orientali, che aveva notato luci e fuochi sulla spiaggia.

Nel 1867 la nave indiana Ninivah, in seguito a un naufragio sì incagliò sulla barriera corallina in prossimità dell’isola. I naufraghi che per sopravvivere giunsero nella spiaggia ,furono attaccati dalla tribù dopo breve tempo e salvati in extremis dalla Royal Navy.

Nel 1880 una spedizione governativa riuscì a catturare sei esemplari della tribù (quattro bambini e due anziani) con l’intento di studiarne le consuetudini. Vennero portati a Port Blair ma i prigionieri si ammalarono tanto che i due anziani morirono e i bambini furono di corsa riportati nell’Isola.

Sono stati vari i tentativi e le spedizioni da parte non solo del governo indiano per instaurare un contatto amichevole con gli abitanti. Anche una troupe di National Geographic cercò nel 1974, scortata da poliziotti armati, di instaurare un contatto con l’isola. Portarono noci di cocco, pentole , giocattoli e un maiale vivo e li lasciarono sulla spiaggia. La tribù si avventò avidamente sui doni, trafiggendo il maiale e seppellendolo sotto la sabbia.  L’avventura non ebbe buon esito e il regista fu ferito a una coscia.

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Il primo contatto pacifico

La tribù non ha mai cessato le ostilità e si è mostrata disinteressata ad ogni tipo di approccio, prestando attenzione solo ai doni offerti e continuando ad attaccare chiunque osasse avvicinarsi.

Tuttavia nel 1991 un antropologo di nome Pandit documentò il primo ed unico contatto amichevole riuscito con i Sentinelesi. Dopo aver dedicato 20 anni di tempo ed energie trascorsi a studiare la tribù da lontano, è riuscito a far avvicinare spontaneamente  un gruppo di uomini alla sua imbarcazione per prendere i doni offerti, tra cui le tanto amate noci di cocco. Nonostante il tentativo andato a buon fine, si decise di cessare le comunicazioni nella speranza di poter riuscire a preservare questo isolamento.

Popolazione

Infine nel 2005 le autorità indiane hanno deciso di rispettare il desiderio della tribù – rinunciando e vietando ogni approccio e interferenza con lo stile di vita e l’ambiente sociale indigeno.

L’osservanza di questa ordinanza è indispensabile per evitare rischi a potenziali visitatori, ma soprattutto per preservare l’habitat e la sopravvivenza della tribù.

Infatti tale vita isolata, non ha permesso di sviluppare difese immunitarie contro batteri e virus che per noi sono innocui ma per loro potrebbero essere mortali:  un contatto esterno basterebbe a mettere a repentaglio l’intera esistenza della popolazione, causando un’epidemia. Sarebbe sufficiente un semplice raffreddore per far estinguere tutta la tribù.

Si hanno poche notizie sulla popolazione e la vita nell’Isola di North Sentinel, che per ovvie ragioni viene solamente monitorata e censita da lontano. Il numero degli abitanti è ancora incerto: si stima tra i 50 e i 400, ma l’ultimo censimento indiano ha registrato solo 15 individui. Fortunatamente non è attendibile al cento per cento, essendo stato effettuato a distanza.

Non sappiamo con certezza nemmeno gli effetti sulla popolazione che lo tsunami del 2004 possa aver causato, ma dall’alto di un elicottero è stata rilevata la sopravvivenza almeno di una parte della tribù.

Dalle osservazioni, sappiamo che non sono una tribù di agricoltori e non praticano l’allevamento. La pesca e la caccia sono il loro mezzo di sostentamento principale. Raccolgono ciò che trovano nel territorio e vanno matti per le noci di cocco che la corrente porta a riva sulle loro spiagge.

Personalmente, l’evento ha suscitato in me tanta tristezza: in un mondo dove l’urbanizzazione ha ormai preso il sopravvento,mi chiedo se prima o poi queste popolazioni incontaminate saranno costrette a cedere e perdere il loro stile di vita al quale sono tanto attaccati. Una popolazione, decisa a difendere il loro isolamento con le unghie e con i denti, dopo aver visto stravolgere le vicine  tribù dalla colonializzazione, va assolutamente rispettata.

Survival International è l’organizzazione globale che si batte per fermare l’estinzione e lo sterminio di tribù incontattate come quelle dei Sentinelesi. Sottolineando che la popolazione vive forte, sana, orgogliosa e nessuno ha il diritto di interferire nella loro vita mettendo a repentaglio la loro esistenza, esorta ad agire affinchè il loro desidero di rimanere isolati venga rispettato.

È possibile fare una donazione e firmare la dichiarazione globale in aiuto delle tribù incontaminate, contro il bracconaggio illegale nelle acque dell’Isola e anche per evitare i “safari umani” ai danni della tribù vicina dei Jarawi.

La curiosità non deve prendere il sopravvento sul rispetto per la vita e per la sopravvivenza altrui, che vanno tutelate e preservate a tutti i costi.  Non si può agire in nome di una “civilizzazione” o di una conversione, senza avere alcun riguardo per la volontà dei popoli e senza tener conto delle conseguenze che potrebbero rivelarsi fatali.

Fonti:

www.survivalinternational.org

www.northsentinelisland.com

www.wikipedia.org

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Cristiana Pinna

Ci sono anch'io! Mi chiamo Cristiana, 34 anni di origini sarde :) ho alle spalle studi classici e linguistici ma quel che anima la mia vita è la curiosità. Sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, da sperimentare e scoprire. Mi piace creare ricette, comporre oggetti e adoro i miti e i misteri. Seguitemi nel mio affascinante mondo!