Inchieste, Senza categoria

Mercato immobiliare all’anno zero: crollo dei prezzi e aumento dei ruderi

Il mercato immobiliare italiano è sull’orlo del disastro. Mario Breglia, il presidente di Scenari Immobiliari, dipinge un quadro a tinte fosche della forma di investimento preferita del popolo italiano.

Nel 2018 ci saranno 600mila transazioni, che è lo stesso livello che si è registrato nel 2010. Sul lato dei prezzi delle case le cose non vanno meglio: rispetto al livello medio dei prezzi del 2010 il valore degli immobili nel trimestre aprile-giugno 2018 è diminuito del 15,8%; limitando l’analisi al settore dell’usato il calo è ancora più marcato raggiungendo livelli compresi tra il 22 e il 25% a seconda delle zone del Paese, che si prendono in considerazione. Il problema non sono, però, solo i prezzi degli immobili, ma pure il loro stato di conservazione. Breglia afferma che ci sono mezzo milione di case costruite e non consegnate, le quali se non curate, in poco tempo diventano fatiscenti, condizione questa comune alla maggior parte dell’usato che viene messo in vendita.

Confedilizia ha diffuso uno studio, il quale ha dimostrato che dall’ introduzione dell’ Imu i ruderi sono raddoppiati.

Per far ripartire il settore l’alleggerimento del peso fiscale sulle case è la via maestra e gli operatori del settore sono tutti concordi nel sottolineare che in questo percorso sarebbe opportuno coinvolgere gli investitori professionali assieme alle famiglie.

Il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, afferma che i nuovi dati dell’ Istat sul mercato immobiliare «sono allarmanti». Nell’ ultimo anno, i prezzi delle abitazioni esistenti sono diminuiti di un ulteriore 0,7%, con picchi negativi, come il meno 2,2% di Roma, dove crollano persino i prezzi delle case nuove (meno 5,5%).

Con la Tasi lo Stato ha guadagnato quest’anno 150 miliardi e se va avanti cosi il patrimonio immobiliare avrà un valore talmente ridotto che il Fisco perderà la sua convenienza nel tassarlo. Queste considerazioni cozzano con il concetto che la politica ha della casa di proprietà, la quale è considerata un bene per il quale si viene esclusi da alcune agevolazioni e che non darebbe diritto a ricevere il reddito di cittadinanza, nel caso in cui questa misura venisse varata.

La realtà è ben diversa perché la casa di proprietà non produce alcun reddito, è soggetta a tassazione, necessita di spese di manutenzione ordinaria e straordinaria importanti al punto che, possederne una, spesso viene considerata una iattura, in special modo nelle aree economicamente più depresse del Paese, dove, in genere, si ereditano le case fatiscenti costruite dai propri genitori.

Fonte: dagospia


Related Post

Fortunato Vadala

Svolgo la professione di amministratore di condominio, ma sin da piccolo ho avuto la passione per il giornalismo.
Come nella vita, anche in questo campo mi piace percorrere le strade meno battute e, quindi, ricercare notizie, le quali non troverebbero spazio nei mass media tradizionali.