Curiosità

Le mascherine di una volta: chi se le ricorda?

Febbraio è il mese del Carnevale, degli scherzi, delle sfilate dei carri, dei fritti. Quest’anno invece tale festa cade ai primi di marzo. Ricordo che da bambina a scuola ci facevano disegnare, colorare e ritagliare le mascherine da indossare poi alle festicciole che culminavano con la pentolaccia e la zeppolata. Ammetto di avere un po’ di nostalgia per quei tempi, fatti di stelle filanti e coriandoli.

Oggi il Carnevale è sempre più commercializzato e la tradizione si sta via via perdendo. I costumi si fanno molteplici, più moderni ed elaborati e si sono adattati ai tempi odierni. Ma non sarebbe bello far conoscere ai bambini e ragazzi giovani anche le maschere che si usavano una volta? E allora facciamo un tuffo nel passato e nei dolci ricordi del Carnevale, tra le maschere di una volta. Qui vi presento una selezione di quelle che riaffiorano nei miei ricordi in questo momento.

Arlecchino Alzi la mano chi non si è mai vestito da Arlecchino! Il costume per eccellenza, soprattutto nei primi anni d’infanzia. Coloratissimo e sgargiante, nasce a Bergamo da una famiglia di umili origini. Il suo vestito è composto da una serie di toppe colorate, avanzi dei costumi dei suoi amici. Vivace, astuto e dispettoso si dice sia stato servo di un avaro signore. Sempre alla ricerca di cibo e pronto a fare scherzi e combinare guai col suo batocio, il bastone che usa nelle innumerevoli liti.

Brighella Anche lui bergamasco, lo vediamo come l’antagonista di Arlecchino o come il migliore amico. Imbroglione, insolente lo troviamo come servo o cuoco ruffiano e opportunista. Prepotente coi deboli e servile coi padroni più forti, ai quali spera di spillare qualche soldo o rimediare del cibo. Il suo costume è bianco e verde in una sorta di divisa che usa per darsi un tono davanti ai suoi sottoposti. Ha un berrettone bianco, una cintura dove ha attaccati una borsa di pelle e uno spadino.

Colombina Furba e maliziosa, incarna la figura della servetta pettegola e intrigante sempre pronta a ficcare il naso negli affari della padrona Rosaura alla quale non manca di suggerire astuzie e sotterfugi. Non le viene difficile circuire il severo Pantalone, padre di Rosaura. Di origini veneziane, le sue caratteristiche le riscontriamo anche nella commedia di Plauto nella figura dell’ancella astuta e provocante. Di aspetto gradevole, cattura le attenzioni maschili e nonostante sia molto corteggiata, rimane fedele al suo amato Arlecchino.

Pantalone L’ avaro e ricco mercante veneziano, si preoccupa solo del suo patrimonio tanto da lesinare su ogni cosa e far patire la fame ai suoi servi. Rappresenta il padrone debole al fascino femminile, libertino ma che viene raggirato facilmente. A volte scapolo, a volte sposato è un grandissimo credulone e cerca di far colpo sulle donne nonostante la sua età matura. Brontolone, invadente e superbo, non aspetta altro che emettere giudizi per far valere la sua posizione autorevole e per questo si intromette in discussioni altrui- ma ahimè gliele danno di santa ragione. Indossa una calzamaglia e un camiciotto rosso, mentre il mantello è di colore scuro. La maschera nera e il cappello rosso sono un unico pezzo.

Pulcinella La maschera dal naso adunco è una delle più antiche e famose maschere partenopee. Appare per la prima volta nelle scene nel 1300 come personaggio pigro e sfaticato. Il nome deriva probabilmente da piccolo pulcino, forse per il modo di parlare stridulo. Fondamentale nella Commedia dell’ arte del 500, Pulcinella incarna vizi e virtù dell’uomo. Così chiacchierone da non saper mantenere nessun segreto (da qui il detto del segreto di Pulcinella), questo personaggio è anche pigro, lento e molto goffo. Il suo costume formato da camicione e pantalini è di colore bianco, come il cappello. La maschera invece è nera, dalla quale si percepisce un naso grande e adunco.

Gianduja

Non appartiene alla commedia dell’arte, Gianduia è originario di un paese del Piemonte, Caglianetto in provincia di Asti. Sempre di buonumore, generoso e altruista rappresenta in tutto e per tutto lo spirito buono e allegro dei piemontesi. Ama il vino e la cucina, porta allegria dovunque vada ma è anche molto distratto. Un vero gentiluomo, sposato con la saggia Giacometta che spesso ha la soluzione per tutto. Il vestito è elegante, di stampo settecentesco: di colore marrone coi bordi rifiniti di rosso, il panciotto giallo e i calzini sempre rossi. Completano il costume un cappello tricorno e la parrucca scura con un codino a treccia.

Queste sono le maschere che hanno fatto parte della mia infanzia, naturalmente ne esistono tante altre. Magari potete aiutarmi voi a ricordarle tutte.

Allora, vi ho fatto venire un pochino di nostalgia o tutto sommato preferite le maschere moderne?

 

Fonti

www.settemuse.it

www.filastrocche.it

www.veneziaeventi.com

Cristiana Pinna

Ci sono anch'io! Mi chiamo Cristiana, 34 anni di origini sarde :) ho alle spalle studi classici e linguistici ma quel che anima la mia vita è la curiosità. Sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, da sperimentare e scoprire. Mi piace creare ricette, comporre oggetti e adoro i miti e i misteri. Seguitemi nel mio affascinante mondo!