Alimentazione, Ambiente, Curiosità

L’avocado potrebbe minare la filosofia vegana

E’ verde esternamente, dalla scorza rugosa e dentro è morbido, quasi cremoso. Si tratta dell’avocado, frutto esotico utilizzato sempre di più anche in casa nostra, per delle insalate o come contorno in piatti di carne o pesce. Sempre più di moda anche fra chi segue una dieta soltanto a base di vegetali. Non parliamo dei semplici vegetariani ma anche dei vegani, coloro che hanno fatto della lotta contro lo sfruttamento degli animali e contro la violenza verso i nostri “amici”, un vero e proprio credo integralista. Ma siamo proprio sicuri che la dieta che adottano tiene conto del benessere di ogni essere vivente? Le cose non sembrano stare esattamente in questo modo.

L’avocado infatti, sembra non essere prodotto in modo del tutto naturale e salubre per il benessere animale.

In California, dove sono collocati diversi ettari di piantagioni di questo frutto, assieme a quelle di kiwi, meloni e mandorle, si utilizza la così detta apicoltura migratoria. La California non è la sola zona dove viene utilizzata una tale forma di produzione. Ma di cosa di tratta in dettaglio? Questa tecnica di produzione viene utilizzata soprattutto in quelle aree in cui ci sarebbe una carenza di api in natura. Per questo, nel caso dell’agricoltura commerciale, che ha lo scopo di produrre beni e prodotti vendibili sul mercato, gli alveari verrebbero trasportati dall’uomo piantagione per piantagione, al fine di impollinare le piante presenti all’inteno dei terreni e dare loro modo di generare frutti. Una tecnica che sembra funzionare dal punto di vista dell’industria agronomica, ma che rischia di mettere in serio dubbio la filosofia vegana.

La filosofia vegana messa “sotto accusa”.

Se consideriamo le api alla pari degli altri animali, come degli esseri senzienti, che hanno tra le loro caratteristiche, anche il fatto di soffrire, mangiare avocado prodotto in alcune zone del mondo come la California potrebbe essere, da un punto di vista vegano, immorale. Nella sola California infatti vengono utilizzati 31 milioni di insetti in apicoltura migratoria. Se consideriamo che gli alveari vengono spostati di fattoria in fattoria per l’impollinazione, un tale spostamento potrebbe essere, oltre che innaturale, fonte di stress e quindi di maltrattamento per gli animali. L’apicoltura migratoria non sarebbe indicata nemmeno nel caso si fosse diventati vegani, oltre che per evitare la sofferenza degli animali, anche per ridurre l’impatto ambientale che la prodzione di cibo porta con sè. Le api infatti trasmettono malattie agli altri insetti, modificando in modo incontrollabile l’ambiente. Anche la produzione di alcuni beni vegetali dunque, oltre a quella di carni, “usa” in modo improprio il lavoro degli animali. Se avete abbracciato la filosofia vegana e mangiate prodotti proveniente dalla California o da altre zone del mondo che utilizzato l’apicoltura migratoria, forse qualche domanda sarebbe meglio farsela.

Related Post

Hits: 92

Marco Rota

Laureato in Sociologia con una tesi sperimentale in metodologia delle scienze sociali, ha lavorato come editor ed articolista per blog, riviste, giornali online. Ha pubblicato un libro di racconti distribuito da Feltrinelli. Ha una passione per i video ed il reportage video, oltre che per la fotografia. Legge, cerca sempre di essere "sul pezzo" anche se a volte la realtà può sembrare multiforme e sfaccettata, sempre più complessa di quello che appare. Ama Lisbona, per la sua carica vitale e multiforme, avamposto di meticciato polifonico culturale.