Il Coronavirus è riuscito ad interrompere, almeno per ora, il traffico illegale di animali selvatici

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Un vietnamita, coinvolto in questo commercio illecito, ha raccontato che “al confine sono aumentati i controlli, a causa di ciò non riusciamo a far uscire i prodotti”. La stessa persona ha parlato con un investigatore che si trovava sotto copertura, coinvolto in un nuovo rapporto riguardante lo stato del commercio illegale di animali selvatici. La pandemia è riuscita ad impedire alle bande criminali organizzate dei paesi del sud-est asiatico di esportare grandi quantità di avorio e di pangolini in Cina. Probabilmente, però, qualunque tipo di limitazione sul commercio illegale di specie selvatiche è solamente temporaneo.

Sarah Stoner, co-autrice del rapporto e direttore dell’intelligence presso la Wildlife Justice Commission, ha affermato che “Ci sono troppi soldi in ballo da poter ricavare su questi tipi di prodotti, e ci sono troppe persone coinvolte perché la pandemia possa avere un impatto significativo a lungo termine”. La Wildlife Justice Commission è una fondazione internazionale con sede a L’Aia, nei Paesi Bassi, che lavora per cercare di smantellare il commercio illegale legato agli animali selvatici.

Sarah Stoner, insieme ad altri esperti affermano che, mentre il coronavirus sta creando delle limitazioni sui viaggi e sugli affari, questa potrebbe divenire una grande opportunità per le forze dell’ordine di riuscire ad interrompere le reti criminali, ma vista la situazione di pandemia, le possibilità di guadagno potrebbero attrarre molte più persone verso questo commercio.

Tim Wittig, capo dell’intelligence per United for Wildlife, un’organizzazione no profit guidata da Prince William per combattere il traffico di specie selvatiche, spiega che “Stiamo effettuando dei monitoraggi significativi sulle nuove attività di traffico su più paesi, il che sembra indicare che i trafficanti sono nonostante tutto molti attivi, e cercano i modi più svariati per continuare ad effettuare i loro commerci adattandosi alla nuova situazione”.

Il Dr. Wittig, in un rapporto pubblicato all’inizio di questo mese, è riuscito a scoprire che le interruzioni temporanee dei commerci sono state fugaci. Inoltre, ha affermato che “I commercianti si sentono incentivati a spostare i prodotti non appena ne hanno l’occasione”.

La Wildlife Justice Commission ha creato un database di intelligence di migliaia di trafficanti e rivenditori di tutto il mondo. Gli investigatori sotto copertura, che collaborano con la commissione, mantengono rapporti regolari con alcuni dei criminali. Il nuovo rapporto della commissione riassume le conversazioni avvenute da gennaio ad aprile, tra gli investigatori e circa 20 criminali che contrabbandano in Vietnam, Laos, Cambogia, Tailandia, Malesia, India e Mozambico. Le conversazioni hanno mostrato che per i traffici illegali di animali selvatici questi sono tempi duri.

A causa della pandemia il Vietnam ha chiuso i confini con la Cina dal 1° febbraio. Sarah Stoner ed i suoi colleghi hanno scoperto che i trafficanti di animali selvatici, nonostante i blocchi, hanno ignorato la situazione attuale e hanno garantito ai loro clienti la consegna dei prodotti richiesti. Inoltre i contrabbandieri hanno ripetutamente assicurato i propri clienti che le consegne sarebbero avvenute in pochi giorni. Molti trafficanti si avvalgono della collaborazione del personale aeroportuale per riuscire a passare la dogana con i loro prodotti.

Grazie ai controlli, i funzionari sono riusciti a scoprire ben 11 corni di rinoceronte in un bagaglio registrato trasportato da un volo regolare.

Sarah Stoner afferma che “La situazione verificatasi ha evidenziato che i criminali non sono più in grado di garantire che i loro prodotti illegali possano arrivare a destinazione”.

Purtroppo, non tutto il commercio illegale è stato bloccato. Le autorità cinesi, a marzo e aprile, hanno sequestrato grandi quantità di spedizioni contenenti corni di rinoceronte e squame di pangolino, che provenienti dal Vietnam. I trafficanti hanno spiegato agli investigatori che stanno seguendo da molto vicino tutti gli sviluppi che stanno avvenendo alla frontiera, e molti hanno dichiarato di essere piuttosto ansiosi di riuscire a scaricare le loro merci illegali.

Il dottor Felbab-Brown ha aggiunto che il coronavirus riuscirà a devastare gran parte dei finanziamenti per la protezione ambientale in Africa, riducendo di molto la possibilità che i ranger possano riuscire a bloccare il bracconaggio.

Gli ambientalisti hanno finalmente conquistato e celebrato i divieti proposti dalla Cina e dal Vietnam per limitare il consumo di animali selvatici, ma nonostante le disposizioni dei governi, Sarah Stoner teme e sottolinea che sarà poco probabile che queste misure abbiano alcun effetto sui traffici illegali di animali selvatici. Inoltre, chiarisce che “Purtroppo non si parla di ciò che viene venduto nei mercati. I governi in tutto il mondo dovranno prepararsi bene all’impennata che avverrà nel traffico di animali selvatici a livello mondiale, nel momento in cui verranno riaperti i confini. Sono state ascoltate molte conversazioni sui trader, sentendo spesso che il commercio si riaprirà presto. Non bisogna permettere assolutamente che il commercio illegale possa prosperare, mentre siamo occupati a risolvere un altro problema”.

Il dott. Wittig, però, ritiene che la pandemia possa rappresentare un’opportunità per poter porre fine al traffico di animali a livello mondiale. Ad esempio, la momentanea interruzione della movimentazione delle merci illegali, offre la possibilità alle forze dell’ordine di riuscire a sequestrare le enormi scorte di materiale di contrabbando, piuttosto che le piccole quantità.

Il dott. Wittig afferma che “Ancora più importante è che la società globale potrebbe trarre enormi vantaggi nel fermare l’ormai ampiamente riconosciuto legame tra il commercio di specie selvatiche e la salute pubblica.

La stigmatizzazione sociale riguardante l’acquisto e il consumo di prodotti illegali della fauna selvatica potrebbe crescere, e i paesi desiderosi di evitare di diventare l’origine di un altra pandemia sono oggi molto motivati visto l’accaduto, a indagare, arrestare e perseguire i criminali legati al commercio della fauna selvatica.

Attualmente i trafficanti si trovano bloccati e soffrono come tutti noi, bisogna cogliere l’opportunità davvero unica di poter sfruttare la loro vulnerabilità, si possono fare enormi progressi nel porre fine al commercio illegale di specie selvatiche. In questo momento abbiamo davvero la possibilità di poter vincere finalmente questa battaglia“, conclude.

Fonte: The New York Times