Alimentazione, Salute

Fegato grasso: nell’olio d’oliva il segreto per combattere l’obesità infantile

L’obesità è ormai una sorta di epidemia dilagante tra i Paesi industrializzati capace di incidere pesantemente sullo stato di salute di una persona, con inevitabili riflessi sui costi della sanità pubblica. In Italia tale fenomeno colpisce un bambino su quattro e non sorprende che i piccoli pazienti obesi mostrino sempre più precocemente i segni di una delle conseguenze più frequenti dell’obesità, la steatosi epatica non alcolica (NAFLD), più comunemente definita come “fegato grasso“. Un nuovo studio condotto dall’Ospedale Bambino Gesù di Roma, recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista “Antioxidant and Redox Signaling“, rivela gli interessanti aspetti curativi dell’olio d’oliva sui bambini obesi affetti da steatosi epatica.

L’idrossitorosolo dell’olio d’oliva combatte la steatosi epatica

L’olio extravergine d’oliva, il re condimento della dieta mediterranea, non è nuovo nel sorprenderci per le sue incredibili proprietà. In questo elisir di lunga vita, estratto dalle olive per pressione a freddo, è nascosta una preziosa molecola capace di contrastare gli effetti dell’obesità infantile, l’idrossitirosolo. Questo composto fenolico, già conosciuto per le fortissime proprietà antiossidanti, secondo i risultati dello studio in questione, migliorerebbe lo stress ossidativo, l’insulino-resistenza e la steatosi epatica nei bambini obesi ed affetti da fegato grasso. Gli esperti del Bambino Gesù hanno spiegato che “negli ultimi vent’anni la steatosi ha raggiunto proporzioni epidemiche anche tra i più piccoli diventando la patologia cronica del fegato di più frequente riscontro nel mondo occidentale. In Italia si stima che ne sia affetto circa il 15% dei bambini, ma si arriva fino all’80% tra i bambini obesi. Un’emergenza dunque non trascurabile che merita un approccio dietetico fin dalla tenera età.

Cos’è la steatosi epatica non alcolica o fegato grasso? Quali sono le cause?

Il fegato è la ghiandola più grande del nostro organismo, raggiungendo un peso di 1500 grammi. Tra le sue innumerevoli funzioni svolge anche quella di smistamento e sintesi dei grassi (colesterolo e trigliceridi). La steatosi epatica non alcoolica è presente negli obesi con un’incidenza del 57-74% ed è spesso associata al diabete di tipo II, alla dislipidemia (30-75%), condizioni che riconoscono nell’insulino-resistenza e nella stimolazione della lipogenesi (sintesi dei grassi) il principale fattore patogenetico. Un fegato “appesantito”causa un accumulo di trigliceridi all’interno degli epatociti e si parla di steatosi epatica se il contenuto lipidico del fegato supera il 5% del suo peso. Ma: “Tra le cause del fegato grasso c’è l’aumento dello stress ossidativo che le cellule subiscono come conseguenza dell’obesità – spiegano gli esperti del noto ospedale pediatrico – Per stress ossidativo si intende qualsiasi condizione patologica causata dalla rottura dell’equilibrio fisiologico fra la produzione e l’eliminazione, da parte dei sistemi di difesa antiossidanti, di sostanze chimiche ossidanti. Queste sostanze possono essere misurate nel sangue dei bambini e in questo studio ci si è avvalsi dell’esperienza del dipartimento di chimica biologia e farmacologia dell’Università di Messina”.

Lo studio del Bambino Gesù

L’idrossitirosolo estratto dall’olio d’oliva ha dimostrato sui piccoli pazienti obesi dei risultati davvero incoraggianti: «Questi prodotti assolutamente naturali – spiega il professor Valerio Nobili, responsabile di epatologia, gastroenterologia e nutrizione del bambino Gesù – possono essere integrati nella dieta dei bambini obesi per combattere le complicanze dell’obesità come lo stress ossidativo (invecchiamento cellulare, danno delle pareti delle arterie e vene) l’insulino resistenza e la steatosi epatica». Lo studio del Bambino Gesù ha coinvolto un totale di 80 bambini obesi e con fegato grasso che sono stati suddivisi in due gruppi da 40. Senza modificare in alcun modo le abitudini dietetiche dei bambini, ad un gruppo è stato somministrato l’idrossitirosolo (in dosi da 7 mg al giorno) e all’altro un placebo. Dopo appena 4 mesi è stato possibile rilevare 3 importanti risultati nel gruppo trattato con idrossitirosolo. Migliorati i parametri per: stress ossidativo (problema risolto in 3 bambini su 4); insulino-resistenza; steatosi epatica (60% dei casi si è risolta).

L’idrossitirosolo in perle un valido integratore naturale per bambini obesi

Grande entusiasmo dunque è stato espresso da parte degli studiosi italiani alla luce di tali risultati: «Lo studio ha evidenziato le ottime capacità antiossidanti e antisteatosiche dell’idrossitirosolo – conclude Nobili – Sostanza che se usata nei dosaggi testati riduce l’insulino resistenza (primo step verso il diabete tipo II) senza causare aumenti di peso al contrario dell’olio di oliva “intero” che è molto calorico. L’idorossitirosolo viene assunto in perle facilmente assumibili dai bambini e non presenta problemi di palatabilità o di effetti collaterali (essendo una sostanza naturale). Può essere prescritto da tutti i pediatri che curano bambini con obesità e fegato grasso».

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Anna Elisa Catanese

Dott.ssa in "Scienze e tecniche erboristiche", ma anche cantante di musica leggera e creatrice di bijoux. Scrivo di salute e benessere a 360°, sul mio blog Benessere e salute: notizie e curiosità e per il sito di Blasting news, per il quale gestisco il canale tematico Corretta alimentazione https://it.blastingnews.com/news/tag/corretta-alimentazione/