Alimentazione, Salute

Colite e morbo di Crohn: dal melograno un aiuto per combatterli

Colite ulcerosa e morbo di Crohn sono malattie infiammatorie croniche che colpiscono l’intestino in maniera più o meno grave. Sono milioni nel mondo le persone che ne soffrono ed in Italia se ne contano circa 200 mila. Da qui la necessità di trovare soluzioni efficaci per malattie tanto diffuse. Gli studi sul melograno stanno portando alla luce le incredibili proprietà del “frutto degli dei”, simbolo di abbondanza e fertilità fin dai tempi più remoti. In particolare i ricercatori dell’Università di Louisville, in Kentucky e dell’Institute for Stem Cell Biology and Regenerative Medicine (inStem) di Bangalore, in India, hanno recentemente identificato un composto naturale derivato dal melograno, l’urolitina A (UroA) che insieme al suo corrispondete sintetico, l’UAS03, avrebbe dimostrato potenti attività terapeutiche contro colite ulcerosa e morbo di Crohn. Gli scienziati sono inoltre riusciti ad individuare anche i meccanismi attraverso cui tale composto agirebbe. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature Communications.

L’urolitina A del melograno combatte morbo di Crohn e colite ulcerosa

L’urolitina A, è un metabolita microbico prodotto come risultato dell’interazione tra batteri intestinali e alcuni polifenoli presenti nel melograno (ma anche in altri frutti rossi e viola come more, lamponi e fragole). In particolare l’acido ellagico interagirebbe con il ceppo INIA P815 di Bifidobacterium pseudocatenulatum, microrganismo normalmente presente nell’intestino, permettendo così il rilascio dell’urolitina A. L’urolitina A ha anche un equivalente sintetico chiamato UAS03, che ha lo stesso, se non un più potente, effetto terapeutico sulle malattie infiammatorie croniche intestinali (IBD).

Lo studio su melograno e malattie infiammatorie croniche intestinali

“Precedenti studi avevano dimostrato attività inibitorie dell’urolitina nell’infiammazione, proliferazione e invecchiamento in vari modelli”, scrivono i ricercatori. Per questo nuovo studio, sono stati impiegati dei modelli animali (topi) per studiare il modo in cui UroA e UAS03 potrebbero rivelarsi utili contro le malattie infiammatorie croniche intestinali. Gli studi pre-clinici condotti, una serie di esperimenti in vitro e in vivo, hanno rivelato che queste piccole molecole riducono la permeabilità intestinale ripristinando la barriera epiteliale. In particolare l’indagine ha rivelato che entrambi i composti riducono l’infiammazione nell’intestino agendo sui “ponti” tra le cellule che compongono il tessuto che riveste l’intestino. UroA e UAS03 stringono queste giunzioni cellulari, impedendo così alle tossine di passarci attraverso e causare l’infiammazione. “La convinzione generale finora sul campo era che le urolitine esercitassero i loro effetti benefici attraverso le loro proprietà anti-infiammatorie e anti-ossidanti, ha spiegato l’autore principale dello studio, Rajbir Singh. “Abbiamo – continua – per la prima volta scoperto che la loro modalità di funzionamento include anche la riparazione della disfunzione della barriera intestinale e il mantenimento dell’integrità della barriera”.

Dieta sana per un microbioma sano

Certamente i sorprendenti risultati inviterebbero ad un maggiore consumo di melograno e bacche, ma ciò potrebbe non portare necessariamente ai risultati sperati. Questo perché esiste il ruolo non trascurabile della microflora intestinale nel creare il metabolita dopo che si è mangiato il melograno e se questa non è sufficiente o mancante del benefico Bifidobacterium pseudocatenulatum, potrebbe risultare poco utile. In parte per questo motivo, i ricercatori suggeriscono che assumere direttamente l’urolitina A o meglio ancora l’UAS03 sintetico (più stabile) possa essere più affidabile ed efficace nel trattamento di alcune forme di IBD. Secondo un altro autore della ricerca, il prof. Venkatakrishna Rao Jala, “I microbi nel nostro intestino si sono evoluti per generare benefici metaboliti microbici nelle vicinanze della barriera dell’intestino.” Ma avverte: “Tuttavia, questo richiede che proteggiamo e ospitiamo il microbioma intestinale appropriato e consumiamo una dieta sana. Questo studio dimostra che il consumo diretto di UroA o del suo analogo possa compensare la mancanza di specifici batteri responsabili della produzione di UroA e il consumo continuo di melograni e bacche.”

La speranza di nuove terapie contro l’IBD

Per contribuire alla lotta contro morbo di Crohn e colite ulcerosa: “Il ripristino della barriera intestinale e la riduzione dell’infiammazione mediante una piccola molecola forniranno una migliore efficacia terapeutica nel trattamento di queste patologie – conclude Praveen Kumar Vemula – Un analogo sintetico supera la limitazione di stabilità che un metabolita microbico pone, aumentando così l’efficacia”. I ricercatori sono dunque in procinto di creare una start-up e mirano a portare queste molecole nello stadio di trial clinico sull’uomo. In futuro, il team si propone di condurre ulteriori studi che confermino i meccanismi a cui accedono UroA e UAS03, nonché il loro ruolo protettivo nei confronti delle IBD.

 

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Anna Elisa Catanese

Dott.ssa in "Scienze e tecniche erboristiche", ma anche cantante di musica leggera e creatrice di bijoux. Scrivo di salute e benessere a 360°, sul mio blog Benessere e salute: notizie e curiosità e per il sito di Blasting news, per il quale gestisco il canale tematico Corretta alimentazione https://it.blastingnews.com/news/tag/corretta-alimentazione/

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