Cronaca

Bombe costruite in Sardegna annientano una famiglia in Yemen. Denuncia degli attivisti

Una diatriba che vede da una parte la salvaguardia dei posti di lavoro e la possibilità di “sviluppo” di un territorio e dall’altra la morte e la distruzione di interi villaggi, piccoli centri, con la conseguente dipartita di esseri umani. Si delinea così il panorama all’interno della Sardegna. Proprio lì, e più precisamente tra i Comuni di Domusnovas ed Iglesias, ha sede la Rwm Italia, la fabbrica bellica che esporta in tutto il mondo armi. Secondo le proteste di alcuni attivisti locali, la fabbrica sarebbe la diretta responsabile, nella giornata dell’8 ottobre 2016, della morte di un’intera famiglia, una madre incinta con i suoi 4 bambini. Durante un raid aereo nel villaggio di Deir Al-Hajari, nello Yemen nord occidentale, la famiglia sarebbe stata distrutta da quelle bombe sganciate dall’Arabia Saudita, e prodotte proprio dalla Rwm Italia. In loco sarebbero stati rinvenuti codici identificativi del materiale bellico che avrebbe appunto causato la morte.  A denunciare l’accaduto sono alcune sigle di coordinamenti e comitati che si battono per ricostruire fedelmente ciò che è accaduto: Sardegna Pulita, il Comitato Riconversione Rwm, Cagliari Social Forum, Adiquas Nuraxi Figus, Carlofortini Preoccupati ed altri gruppi.

La vendita delle armi a nazioni o Paesi in conflitto armato violano in modo grossolano, secondo gli attivisti, la Legge 185 del 9 luglio 1990, che appunto vieta tali tipi di vendite ai Paesi che si trovano in guerra. Secondo i comitati sarebbe fuorviante identificare il popolo sardo, da sempre ritenuto pacifico ed accogliente, con l’attività bellica portata avanti dalla fabbrica e con la distruzione che essa produce nei territori in conflitto.

La Rwm Italia è una filiale della multinazionale tedesca. In Germania però l’azienda blocca le esportazioni di armi verso i territori in conflitto, riuscendo a vendere solo grazie alle autorizzazioni italiane. Un comportamento che gli attivisti giudicano inconcepibile ed inaccettabile. Proprio per questo avrebbero presentato un esposto che chiama in causa la Rwm Italia, presso il Tribunale di Cagliari, denunciando la sua attività bellica e la sua responsabilità nell’esportazione di missili e materiale bellico verso l’Arabia Saudita. Esposto che sarà presentato, molto probabilmente, nella giornata di lunedì.

Sarebbe inconcepibile, secondo gli attivisti, la produzione e la vendita di materiale bellico pesante, usato in azioni di guerra, solo allo scopo di salvaguardare dei posti di lavoro a livello locale. Una protesta che ancora una volta ci fa riflettere. La produzione e la creazione di sviluppo cozza, in molti casi, con le conseguenze che la realtà industriale produce sotto diversi aspetti. Il problema sembra comunque di difficile soluzione. Come infatti coniugare le esigenze della produzione con le conseguenze militari, come in questo caso o con l’impatto ambientale, come ad esempio nel caso dell’Ilva di Taranto?

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Marco Rota

Laureato in Sociologia con una tesi sperimentale in metodologia delle scienze sociali, ha lavorato come editor ed articolista per blog, riviste, giornali online. Ha pubblicato un libro di racconti distribuito da Feltrinelli. Ha una passione per i video ed il reportage video, oltre che per la fotografia. Legge, cerca sempre di essere "sul pezzo" anche se a volte la realtà può sembrare multiforme e sfaccettata, sempre più complessa di quello che appare. Ama Lisbona, per la sua carica vitale e multiforme, avamposto di meticciato polifonico culturale.