Cronaca

Argentina: i Mapuche non si arrendono a Benetton

Siamo abituati a pensare che le vicende che riguardano Paesi “lontani” non ci tocchino in modo diretto. I fatti che accadono in luoghi “sperduti” suscitano su di noi soltanto un po’ di curiosità, accendendo al massimo qualche lume di stupore. In realtà il processo di globalizzazione rende tutto più vicino. Lo sviluppo delle reti come internet, dei vettori veloci come gli aerei, ci permettono di connetterci con il mondo intero. Per questo, luoghi e popolazioni che un tempo erano lontani dalla nostra portata, sia fisicamente che culturalmente, si approssimano, mostrando la loro specificità, la loro potenza, la loro voglia di esserci. Tanto più se in tale processo rientrano anche delle vicende particolarmente vicine al nostro modo di essere, al nostro modo di vivere, alla nostra cultura, all’Italia.

Parliamo dell’udienza preliminare svolta il 3 settembre presso il Tribunale di Esquel in Argentina. Sul banco degli imputati alcuni membri della Pu Lof en Resistencia di Cushamen, accusati di essere entrati, nel 2015, in un terreno della Estancia Leleque di proprietà della Compañía de Tierras Sud Argentino, di essersi appropriati di 17 ovini di razza merinos e di averli macellati nella zona della stessa tenuta chiamata Vuelta del Rio. Fino a qui non ci sarebbe niente di strano. Sembra infatti una “semplice” storia di violazione della proprietà privata con conseguente uccisione di bestiame. Il fatto invece nasconde qualcosa di più profondo.

Il 13 marzo del 2015 un comunicato emesso dalla Pu Lof en Resistencia del Dipartimento de Cushamen e dal Movimiento Autónomo del Puel Mapu (M.A.P.) annunciava infatti che “l’irruzione” era stata un’azione di recupero del territorio ancestrale dei Mapuche nella regione. In seguito al comunicato, in una conferenza stampa gli esponenti del movimento spiegavano di essere costretti a presentarsi con il volto coperto davanti ai media, a causa della persecuzione politica di cui sono oggetto da parte della polizia.

Le due sigle organizzative appartengono infatti ad un movimento di liberazione del popolo Mapuche. L’azione intrapresa, non è soltanto una violazione del diritto di proprietà privata, con appropriazione indebita di capi di bestiame. Si tratta infatti di una manifestazione per il recupero, secondo i Mapuche, dei territori ancestrali sottratti alla popolazione da Luciano Benetton, proprietario della riserva acquistata dalla Compañía de Tierras Sud Argentino.

Nel 1991 Benetton ha acquistato in Argentina 900mila ettari di terreno a 50 milioni di dollari, per portare avanti un suo progetto imprenditoriale: allevare bestiame. Nelle sue proprietà vengono infatti allevati 260mila capi di ovini che producono 1,3 milioni di chili di lana, totalmente esportate in Europa. Nelle stesse aree vengono poi allevati 16mila bovini, destinati alla macellazione. Secondo le sigle che fanno parte del movimento del popolo Mapuche, Benetton sfrutterebbe i suoi lavoratori proponendo dei salari da fame, chiuderebbe alcune strade impedendo in questo modo la libera circolazione nel territorio, impedirebbe l’accesso all’acqua agli abitanti della Estancia Leleque. Secondo la Pu Lof en Resistencia del Departamento de Cushamen sarebbe in atto il confinamento dei Mapuche in terre aride e incolte, dove sarebbe impossibile, per migliaia di famiglie Mapuche senza terra, vivere in modo degno rispettando il loro Az Mapu, sistema giuridico interno alla comunità.

Eppure, l’azienda Benetton vanta delle campagne pubblicitarie in cui sbandiera la propria sensibilità ai diritti umani ed al rispetto delle diversità culturali.

Ciò che noi occidentali chiamiamo “sviluppo” dunque, sembra non essere in armonia con alcune norme e alcuni fragili equilibri di popolazioni autoctone. Malgrado i processi di colonizzazione siano in parte conclusi, nuovi processi post-coloniali stanno emergendo, creando nuovi conflitti tra diversi modi di concepire l’esistenza, uno maggiormente legato al denaro ed al profitto a tutti i costi, l’altro maggiormente in connessione con i processi naturali di madre terra.

Mapuche significa, appunto, Popolo della terra.

Related Post

Marco Rota

Laureato in Sociologia con una tesi sperimentale in metodologia delle scienze sociali, ha lavorato come editor ed articolista per blog, riviste, giornali online. Ha pubblicato un libro di racconti distribuito da Feltrinelli. Ha una passione per i video ed il reportage video, oltre che per la fotografia. Legge, cerca sempre di essere "sul pezzo" anche se a volte la realtà può sembrare multiforme e sfaccettata, sempre più complessa di quello che appare. Ama Lisbona, per la sua carica vitale e multiforme, avamposto di meticciato polifonico culturale.