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Altroconsumo: Italia, buste della spesa illegali

Andiamo al supermercato, a fare la spesa. La fila dei prodotti passa rapidamente sul tapis roulant. Ad ogni gesto della cassiera si sente il rumore del contatore, che legge il codice a barre e registra il prezzo, ad ogni passaggio. Dopo pochi minuti il carrello è vuoto e non ci resta fare altro che raccogliere i prodotti che sono transitati verso il fondo, dove l’addetto alla cassa li ha posizionati, attraverso quella specie di scivolo dal colore di una lucida lamiera scintillante.

La domanda poi è di rito: “Vuole un sacchetto?”. Decidiamo se prenderlo o meno a seconda del quantitativo di merce che abbiamo acquistato e della nostra disponibilità di buste, magari portate da casa. Tutto sembra filare liscio. Ma siamo sicuri che quelle buste in nostro possesso o che l’addetto (cassiera o cassiere) ci voglia propinare siano a norma? In realtà sembra proprio di no.

Secondo un’indagine condotta in Italia da Altroconsumo infatti, circa la metà dei sacchetti che circolano nel nostro paese sarebbe fuorilegge.

Non rispetterebbe, infatti, i requisiti di biodegradabilità e la compostabilità. Inoltre quelli monouso destinati a contenere e trasportare generi alimentari, non sarebbero costituiti di almeno il 40% di materia prima rinnovabile, requisito essenziale per la legge italiana.

I sacchetti non possono essere ceduti gratuitamente al consumatore e la loro compostabilità e riciclabilità devono essere certificati da organi predisposti a tale compito. Devono poi recare in bella vista il logo che accerti tali caratteristiche.

L’indagine, condotta in 11 città (Firenze, Bari, Napoli, Bologna, Milano, Palermo, Reggio Calabria, Genova, Cagliari, Roma e Torino), voleva appurare la regolarità delle buste. Si sono acquistati 247 sacchetti in 200 punti vendita tra ipermercati, supermercati, mercati rionali e negozi al dettaglio. I risultati sono a dir poco sconfortanti. Se nella grande distribuzione non si rilevano in genere delle irregolarità, la situazione cambia tono nel caso dei mercati e dei negozi. In questi ultimi infatti il 22% dei sacchetti non era a norma, mentre nei mercati la percentuale sale al 70%. Cosa che preoccupa le associazioni dei consumatori è che il sacchetto, nei mercati, non viene quasi mai fatto pagare, come prevede invece la legge.

A risentirne, oltre che le norme del tutto aggirate, è l’ambiente. I sacchetti tradizionali infatti, dato il loro esile spessore, non sono riciclabili. Gli impianti automatizzati infatti non sono in grado di riconoscerli e li destinano agli inceneritori, contribuendo quindi all’inquinamento ambientale. In Italia la tendenza ad aggirare le norme è sempre in agguato. Spesso le leggi non vengono rispettate anche, in alcuni casi, per la loro supposta ingiustizia. Non sembra questo il caso dei sacchetti per contenere la spesa.

Pretendere di acquistare buste regolari conviene sia alla legge che al consumatore ed all’ambiente.

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Marco Rota

Laureato in Sociologia con una tesi sperimentale in metodologia delle scienze sociali, ha lavorato come editor ed articolista per blog, riviste, giornali online. Ha pubblicato un libro di racconti distribuito da Feltrinelli. Ha una passione per i video ed il reportage video, oltre che per la fotografia. Legge, cerca sempre di essere "sul pezzo" anche se a volte la realtà può sembrare multiforme e sfaccettata, sempre più complessa di quello che appare. Ama Lisbona, per la sua carica vitale e multiforme, avamposto di meticciato polifonico culturale.