Attualità

Alcune cose da ricordare sulla legge 194

A Verona, la maggioranza del Consiglio Comunale vota a favore d‘interventi che servano a evitare alle donne la devastante scelta dell’aborto. Ma i consiglieri comunali del Partito Democratico hanno sfiduciato la capogruppo Carla Padovani per “quanto di grave e inaccettabile accaduto nel corso del Consiglio comunale di Verona di giovedì 4 ottobre durante la votazione della mozione antiabortista sostenuta dalla Lega e dal Sindaco di Verona“. La decisione è stata comunicata attraverso una nota ufficiale dallo stesso Pd.

La mozione è, tra l’altro, nello spirito della stessa legge 194, che non nacque per diventare una macchina tritura-feti, ma per fare dell’aborto solo una extrema ratio. Quindi, perchè indignarsi se la città scaligera, nel pieno rispetto della legge, decide di aiutare le donne in difficoltà a proseguire la gravidanza?

A norma di legge dovrebbero farlo tutti i Comuni. L’articolo 1 della 194/1978 in cui si sancisce che “lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità, tutela la vita umana dal suo inizio“.

La legge 194 prevede l’abortoin caso di serio pericolo per la salute fisica o psichica della donna”, e non, come purtroppo avviene nella maggior parte dei casi, “perché adesso non è il momento”. Quindi chi vuol questionare sul rispetto delle leggi, faccia almeno lo sforzo di leggerle prima. E poi si inventi una storia, un serio pericolo, uno straccio di problema fisico o psichico, un dramma almeno abbozzato, perché in Italia non esiste un diritto all’aborto tout court, ma esiste il diritto della madre di far prevalere il suo su quello del bambino, ma solo in determinate, estreme condizioni.

Lo Stato infatti, sempre all’articolo 1 della succitata legge, prende l’impegno di “evitare con tutte le iniziative necessarie che l’aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite”. Sarebbe molto bello che le femministe conservassero la propria indignazione per il fatto che nessuna struttura pubblica obbedisce mai a quell’articolo 1, e tutto l’enorme lavoro per aiutare le donne a non abortire sta sulle spalle di tutti i volontari dei Centri aiuto alla vita. Sono solo loro, che pur odiando la 194, ne rispettano l’articolo 1.

Niente da fare: la sinistra, sostenuta dalla sua sintonia con la “modernità”, continua a stravolgere le intenzioni del legislatore. E l’aborto, da opzione dolorosa, diventa inevitabilmente segno di progresso.

E così il voto di Verona ha fatto insorgere tutta la sinistra, da Martina a Civati, tanto più che una consigliera del PD ha votato “per coscienza” a favore della mozione.

Sulla poveretta si è abbattuta l’ira dei vertici del PD: “Medioevo – Medioevo“, “stiamo tornando indietro di 40 anni”, “volete le donne sottomesse”.

Ora, tralasciando l’argomento fasullo del tornare indietro di 40 anni e della presunta violazione dei diritti delle donne, mi permetto di ricordare che il Medioevo ci ha donato San Francesco di Assisi, San Tommaso, Dante, le cattedrali, l’amore cortese, le università e i comuni.

Tornarci, forse, non sarebbe poi così male.

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Beatrice Ciminelli

Sono nata a Sapri, ma lucana. Liceo classico, laureanda in giurisprudenza. Scrivo per passione da quando il mio prof di lettere mi disse che leggermi era un piacere.